Townscaper
Townscaper non è davvero un gioco. È un giocattolo digitale, e questa è la sua forza. Non c'è una storia da seguire, non c'è un livello da finire, non c'è un punteggio da battere, non c'è un nemico da sconfiggere. C'è solo una griglia esagonale galleggiante sull'acqua, e ogni volta che si tocca lo schermo compare una piccola casetta colorata. Tocchi di nuovo: la casetta si alza di un piano. Tocchi accanto: due casette si fondono in un piccolo edificio. Tocchi tra un edificio e l'altro: nasce un arco di pietra. Tocchi sulla riva: spunta un molo. È così, e basta.
L'ha fatto Oskar Stalberg, uno sviluppatore svedese che lavorava da solo su questo prototipo nei ritagli di tempo, ed è uscito nel 2021 prima su Steam e poi praticamente su tutto: iOS, Android, Switch, PlayStation, Xbox. Costa cinque o sei euro a seconda della piattaforma, una volta sola. Non c'è una versione free con pubblicità, non c'è un abbonamento, non ci sono espansioni a pagamento. È uno dei pochi software che si possa davvero "comprare e dimenticare", nel senso buono.
Cosa fa il bambino. Apre l'app, vede una distesa d'acqua azzurra con una griglia esagonale appena visibile, sceglie un colore dalla palette in basso, e tocca lo schermo. Compare una casetta. Tocca di nuovo accanto, compare un'altra. Cambia colore, fa una casetta gialla. Si accorge che le casette si combinano automaticamente in modi diversi a seconda di come le mette: due in fila diventano un edificio rettangolare con due ingressi, tre in cerchio diventano una piazza, sei in linea diventano una via lunga con vicoli laterali. Pian piano costruisce una città. Aggiunge ponti tra le isole. Aggiunge giardini sui tetti. Cambia colori. Cancella pezzi. Ricomincia. È pittura tridimensionale, ed è uno dei pochi software dove un bambino di quattro anni e un adulto di quaranta possono giocare alla stessa cosa con lo stesso identico interesse.
Quello che amiamo è l'algoritmo che sta dietro alla magia. Stalberg ha lavorato anni su questo motore procedurale, che decide automaticamente come le case si combinano in modo da sembrare sempre architettonicamente sensate. Non si vedono mai geometrie strane, finestre fuori posto, ponti che cadono nel vuoto. Tutto è calcolato perché ogni configurazione che il bambino crea sia bella, e questa è una qualità rarissima nei software creativi: l'output del bambino è sempre presentabile, sempre fotografabile, sempre regalabile.
Immagini dello sviluppatore, uso editoriale a scopo di recensione.
Quello che apprezzano i pedagogisti è la totale assenza di obiettivi. In Townscaper non c'è "fai questo per sbloccare l'altro". Non c'è una crescita di livello. Non c'è una collezione da completare. C'è solo il bambino e la sua città, e l'unico criterio è "ti piace come sta venendo?". Per i bambini abituati ai giochi che premiano e premiano e premiano, questa assenza è inizialmente disorientante, e poi diventa liberatoria. Niente premi significa che ogni decisione è propria, non è suggerita dal gioco. Per un bambino di quattro o cinque anni è una delle prime esperienze digitali in cui non viene "premiato" per fare qualcosa, e questo è esattamente il tipo di gioco che la pedagogia Montessori cerca da quando esiste lo schermo.
I difetti vanno detti, anche se sono più "limiti consapevoli" che difetti. Il primo è proprio la mancanza di obiettivi: alcuni bambini, soprattutto quelli più strutturati, dopo dieci minuti chiedono "e adesso cosa devo fare?". Per loro il genitore deve trasformare la sessione in un piccolo gioco a obiettivi inventati: "costruiamo una città di sole case rosse", "facciamo un'isola con un solo edificio gigante", "facciamo un labirinto di archi". Questo richiede un genitore che si sieda accanto, almeno le prime volte. Il secondo è la mancanza di un punto di stop naturale: come tutti i sandbox, Townscaper non dice mai "hai giocato venti minuti, vuoi fare una pausa?". Bisogna metterlo il timer noi adulti. Il terzo è che le creazioni si possono salvare ma non condividere facilmente in app: bisogna fare uno screenshot e condividerlo a parte. Niente social integrati, e questo per noi è un pregio, ma se cercavate un modo facile per il bambino di mostrare le sue città a nonni lontani, dovete fare voi il lavoro di ponte.
Lo consigliamo dai quattro anni in autonomia, perché i controlli sono letteralmente "tocca dove vuoi". Va bene anche più piccoli con un genitore vicino. È perfetto come gioco di passaggio in viaggio, perfetto per pomeriggi pigri, perfetto come anti-stress da fare insieme. Approvato senza riserve. Per cinque euro è uno dei migliori giocattoli digitali in commercio, e una di quelle rare app che restano installate sul tablet di famiglia per anni senza mai annoiare.
Punti di forza
- Chiaro game loop
- Assenza dark pattern
- Qualità del feedback elevata
- liberta' di esplorazione
Punti deboli
- Assenza obiettivi potrebbe essere frustrante per alcuni bambini
- rispetto dei tempi del bambino
- durata_illimitata
- mancanza_di_obiettivi
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