Gorogoa
Gorogoa è uno di quei giochi che si raccontano male. Si dice "è un puzzle game", e suona come dieci altri puzzle game. Si dice "è artistico", e suona vago. Poi lo si apre, lo si guarda muoversi per due minuti, e si capisce che non assomiglia a niente di quello che si è visto prima. È un libro illustrato che si trasforma davanti agli occhi del bambino, ed è probabilmente il puzzle più originale degli ultimi quindici anni.
L'ha disegnato e programmato Jason Roberts da solo, in cinque anni di lavoro in solitaria, ed è uscito nel 2017. Costa cinque euro su iOS e Android, intorno ai quindici su Steam e Switch. Ha vinto l'Apple Design Award nel 2018, il BAFTA Game Innovation Award sempre nel 2018, e il premio per l'Excellence in Visual Art al festival IGF. Tre dei premi più importanti che un piccolo gioco indie possa ricevere, tutti per lo stesso titolo, tutti meritati.
Cosa fa il bambino. Apre il gioco e vede uno schermo diviso in quattro quadranti. Dentro ogni quadrante c'è un'illustrazione: un bambino che guarda fuori dalla finestra, una stanza con una mela sul tavolo, una città vista dall'alto, un albero. Non ci sono parole. Non c'è una freccia che dice "fai questo". C'è solo il bambino che, toccando le illustrazioni, si accorge che si possono ingrandire, rimpicciolire, trascinare da un quadrante all'altro, sovrapporre. E sovrapponendo due illustrazioni nel modo giusto, il gioco crea una connessione visiva: la finestra di una illustrazione diventa la cornice di un'altra, e le due immagini si fondono in una nuova scena. La storia avanza così, di sovrapposizione in sovrapposizione, senza una sola riga di testo.
Quello che amiamo è l'assenza totale di lingua. Gorogoa funziona identicamente in italiano, in giapponese, in arabo, perché non c'è niente da leggere. Per i bambini che non leggono ancora, è uno dei rarissimi giochi narrativi che possono affrontare in autonomia. La storia è raccontata interamente attraverso le immagini, e quando arrivano nei capitoli più astratti i bambini di sei o sette anni la "leggono" senza problemi, anche se l'interpretazione precisa di certe scene resta un po' oltre la loro portata. Va bene così, perché Gorogoa è di quei giochi che lasciano qualcosa anche a chi non capisce tutto.
Il gameplay è il puzzle puro: trovare la combinazione giusta di trascinamenti e sovrapposizioni che fa avanzare la scena. Alcuni puzzle sono evidenti dopo dieci secondi, altri richiedono mezz'ora di prove. La cosa importante è che non si può "morire", non si può sbagliare in modo punitivo, e non c'è timer. Si prova, si prova, si prova, e quando si trova la connessione giusta succede una cosa visiva talmente bella che vale la pena del tempo passato a cercarla.
Immagini dello sviluppatore, uso editoriale a scopo di recensione.
Quello che colpisce gli adulti è la cura del disegno. Ogni singola illustrazione è dipinta a mano, con uno stile che ricorda i libri illustrati per bambini di cinquant'anni fa. Jason Roberts ha lavorato cinque anni a questo gioco. Si vede ovunque. Non c'è una scena trascurata, non c'è un dettaglio fuori posto, non c'è un'animazione approssimativa. Per un genitore che condivide il gioco con un bambino, è anche un'occasione per fermarsi su un'illustrazione e guardarla insieme, parlarne, indicare i piccoli dettagli nascosti che il bambino non aveva visto.
I difetti sono pochi, ma vanno detti. Il primo è la durata: il gioco si finisce in un'ora e mezza, due al massimo. Per chi cerca un puzzle che duri settimane, qui non lo trova. Per noi è un pregio, perché Gorogoa funziona come un cortometraggio: non puoi annacquarlo, deve essere denso. Il secondo è che alcuni puzzle finali sono ambigui, e per un bambino possono risultare frustranti se non c'è un genitore accanto a suggerire un'idea senza dare la soluzione. Il terzo è che il gioco è fortemente "una sola partita": una volta finito, rigiocarlo non aggiunge molto, perché conoscere la soluzione dei puzzle toglie il gusto. Non è un gioco da rivivere, è un gioco da vivere una volta e ricordare.
Il modello commerciale è quello che amiamo di più: lo paghi una volta, è tuo per sempre, niente pubblicità, niente acquisti in-app, niente notifiche, niente account. Su mobile costa quattro o cinque euro, sui dieci-quindici su Switch e Steam. Aspettate i saldi se potete: arriva regolarmente sotto i quattro euro su tutte le piattaforme.
Lo consigliamo dai sei anni in coop con un genitore disponibile a suggerire, dagli otto in autonomia. È perfetto per chi cerca qualcosa di breve e bello, perfetto per chi vuole un'esperienza condivisa silenziosa con un bambino, perfetto come introduzione al puzzle game per chi non è abituato al genere. Approvato senza riserve. Uno dei pochi giochi di cui possiamo dire, senza esagerare, che è un'opera d'arte completa.
Punti di forza
- Game loop pulito
- Qualità del feedback
- Curva di difficoltà ben calibrata
- Rispetto del giocatore
Punti deboli
- Assenza di dark pattern segnalati
- rispetto dei tempi del bambino: le sessioni sono limitate a circa 2 ore, potenzialmente troppo breve.
- stimolo cognitivo appropriato: alcuni puzzle possono essere molto difficili anche per adulti, potenzialmente dannosi per i più piccoli.
- troppo breve circa 2 ore
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