Pocoyo
Pocoyo è uno di quei cartoni preschool che sembrano semplici e sono frutto di un design pensato fino all'ultimo dettaglio. Tutto si svolge su uno sfondo bianco, totalmente vuoto. Non ci sono case, non ci sono strade, non ci sono boschi. C'è solo il bianco, e dentro al bianco si muovono Pocoyo e i suoi amici, come pupazzi animati su una lavagna pulita. Questa scelta visiva non è casuale: è uno dei modi più gentili che un cartone abbia trovato di parlare a un bambino di due o tre anni senza sopraffarlo.
Pocoyo è prodotto da Zinkia Entertainment, uno studio spagnolo, ed è uscito nel 2005. Ha vinto numerosi premi internazionali per il preschool, tra cui il Cristal d'Annecy (il premio più importante del festival di animazione di Annecy) e il BAFTA Children's. È disponibile gratis su RaiPlay Yoyo con doppiaggio italiano completo, e ha decine di episodi anche su YouTube Kids ufficiale.
Cosa vede il bambino. Pocoyo è un bambino piccolo in tuta blu con un cappellino. I suoi amici sono un'anatra rosa di nome Pato, un cane verde di nome Loula, un elefante rosa di nome Elly, e un polipo arancione. In ogni episodio Pocoyo e gli amici incontrano una piccola situazione: trovare un oggetto strano, decidere a cosa giocare, condividere un palloncino, capire un suono. La cosa interessante è che c'è un narratore che parla con Pocoyo direttamente: "Pocoyo, dove stai andando? Cosa vuoi fare? Mi vuoi mostrare?". Pocoyo risponde con gesti e suoni, perché non parla davvero, e il bambino che guarda il cartone è invitato implicitamente a "essere" il narratore o a fare le domande insieme a lui.
Quello che amiamo è la riduzione visiva. Lo sfondo bianco è una scelta pedagogica forte: significa che il bambino non viene distratto da elementi periferici, e tutta l'attenzione va al personaggio principale e all'oggetto della scena. Per i bambini di due o tre anni, che hanno una capacità di filtrare gli stimoli ancora limitata, questa pulizia visiva fa una differenza enorme. Si riposano gli occhi, si calmano, e seguono meglio.
Immagini dello sviluppatore, uso editoriale a scopo di recensione.
Quello che apprezzano i pedagogisti è il dialogo aperto. Il narratore non racconta la storia in modo passivo: chiede, aspetta, ripete. È costruito perché il bambino possa rispondere ad alta voce, e molti bambini di tre anni effettivamente lo fanno. Questo tipo di interazione è raro nei cartoni passivi tipo Cocomelon, dove il bambino è pubblico e basta.
I difetti vanno detti. Il primo è che l'animazione è del 2005 e si vede: in 3D un po' ingenuo, con texture semplici, niente di paragonabile alla qualità Pixar moderna. I bambini non sembrano notarlo, ma per gli adulti è un dettaglio. Il secondo è la voce italiana: il doppiaggio è buono ma non sempre eccellente, e in alcuni episodi il narratore italiano ha un tono un po' più "scolastico" della versione originale (in inglese il narratore era Stephen Fry, nella versione spagnola originale sono altri attori, in italiano è meno iconico). Il terzo è la lentezza: come Pimpa, anche Pocoyo è lento di proposito, e i bambini abituati ai cartoni veloci hanno bisogno di una fase di adattamento prima di apprezzarlo.
Lo consigliamo dai due ai cinque anni, idealmente la fascia due-tre, perché è uno dei pochissimi cartoni davvero adatti ai bambini molto piccoli. Funziona come cartone della sera, come introduzione gentile al medium per chi non ne ha mai visto uno, come pausa breve in macchina o in viaggio. Approvato. Per un bambino piccolo che si stanca degli stimoli forti, Pocoyo è uno dei rifugi più gentili in chiaro su RaiPlay.
Punti di forza
- Sfondo bianco riduce stimoli visivi al minimo, scelta eccellente per preschool
- Narratore dialoga col bambino, invita a partecipare
- Episodi corti 7 minuti
- Pluripremiato a livello internazionale per qualita pre-school
Punti deboli
- Animazione 3D datata (2005) per gli standard attuali
- Doppiaggio italiano un po piu scolastico dell originale
- Animazione 3D ferma agli standard del 2005
- I bambini gia stimolati lo trovano lentissimo