Bluey
Bluey è il miglior cartone animato per bambini degli ultimi vent'anni. Lo dico senza esitazioni perché lo penso davvero, e perché chiunque lo abbia visto un paio di volte arriva alla stessa conclusione. È stato fatto da uno studio australiano (Ludo Studio) e dal suo creatore Joe Brumm, e ha vinto Emmy, Logie Awards multipli, e l'amore di milioni di famiglie nel mondo.
Bluey è una cucciola di Blue Heeler che vive con sua sorella minore Bingo, sua madre Chilli e suo padre Bandit. Questo è praticamente tutto quello che serve sapere per partire. Ogni episodio dura sette minuti, e in quei sette minuti Bluey e Bingo inventano un gioco. Trasformano il salotto in un ufficio postale, il giardino in un ospedale veterinario, il letto dei genitori in un tribunale. I genitori stanno al gioco. Bandit, in particolare, è uno dei padri più adorabili mai apparsi in televisione: sempre pronto a fare la parte del cliente irragionevole, del cane in difficoltà, del passeggero confuso, perché capisce che il gioco dei suoi figli è importante e che starci dentro vale più di qualsiasi lavoro.
Quello che rende Bluey unico è il doppio livello. Per il bambino di quattro anni, è un cartone divertente con cuccioli che giocano. Per il genitore adulto seduto accanto, è una piccola riflessione settimanale su cosa significa essere genitore: la pazienza che si esaurisce, le scelte difficili tra lavoro e famiglia, il ricordo dei propri genitori, la paura di sbagliare, la gioia di non sbagliare. Episodi come 'Sleepytime' (sui sogni di una bambina che cerca sua madre nello spazio) e 'Baby Race' (sulla pressione che le mamme si mettono addosso confrontandosi tra loro) fanno piangere senza vergogna.
I temi che Bluey tratta sono sempre presenti nella vita reale: la noia di un pomeriggio piovoso, una nonna lontana, una promessa rotta per stanchezza, una gelosia tra fratelli, una piccola bugia. Niente è risolto magicamente. Tutto viene attraversato, parlato, capito. È intelligenza emotiva applicata, non spiegata.
Immagini dello sviluppatore, uso editoriale a scopo di recensione.
Quello che ci convince è la struttura. Episodi di sette minuti significano che si possono dosare. In casa nostra è diventato un piccolo rito serale: un episodio dopo cena, poi tablet spento. Niente capricci quando spegniamo, perché Bluey non è ipnotico: lascia il bambino con voglia di giocare a quello che ha appena visto. Questo è il segno di un cartone fatto bene. I cartoni cattivi lasciano i bambini agitati e con voglia di guardare ancora. Bluey li lascia attivi e creativi.
Difetti? Praticamente nessuno. L'unico vero rischio è guardarne troppi di fila. La tentazione esiste perché ogni episodio è breve e ogni episodio è bello. Ma anche le cose belle, in eccesso, diventano altro.
Lo consigliamo a tutti, dai tre anni in su. È raro che PixelBuoni dia un voto così alto a un cartone, ma Bluey lo merita. Approvato senza riserve. Se non l'avete ancora visto, iniziate stasera.
Punti di forza
- il gioco e' adatto all'eta' dichiarata (3-8 anni) secondo i principi Montessori
- la serie Bluey presenta elementi di apprendimento cognitivo appropriati per l'eta' dei bambini
- il gioco rispetta la liberta' di esplorazione del bambino attraverso episodi vari e storie diverse
- Qualità della scrittura episodica
Punti deboli
- anche se piace ai grandi, la serie e' principalmente progettata per i piccoli
- Trasparenza costi
- Adattabilità all'eta' reale