Pimpa
Pimpa è una delle pochissime produzioni animate italiane che possiamo consigliare senza riserve a un bambino piccolo, e probabilmente l'unica che ha dietro un nome importante della letteratura per l'infanzia europea. Quel nome è Altan, l'illustratore friulano che ha disegnato Pimpa per la prima volta nel 1975, in una serie di libri illustrati che da allora sono diventati un classico.
La serie televisiva, prodotta da Lumiq Studios, è nata nel 1997 e ha continuato a uscire in stagioni successive. È disponibile gratis su RaiPlay Yoyo, in italiano (è italiana), con episodi cortissimi da cinque-sette minuti.
Cosa vede il bambino. Pimpa è una cagnolina bianca a pois rossi, vive con il signor Armando in una casa piccola e accogliente, e ogni giorno vive una piccola avventura: incontra un uccellino che parla, una nuvola che vuole essere amica, una pecora che ha perso il suo gregge. Le storie sono brevi, gentili, sempre raccontate con la voce calma di una narratrice italiana, e si svolgono in luoghi che assomigliano alla campagna italiana di sessant'anni fa: collinette, alberelli, case di paese, prati con fiori.
Quello che amiamo è lo stile. Altan ha uno dei tratti più riconoscibili dell'illustrazione italiana per l'infanzia: linee semplici, colori piatti, pochi dettagli, niente urla. La trasposizione animata è rispettosissima del libro originale, e sembra di vedere muoversi le tavole di Altan invece di un cartone fatto con un budget Disney. Per un bambino italiano che cresce in mezzo a Cocomelon e PAW Patrol, vedere Pimpa è come passare da un fast food a un brodo fatto in casa: meno appariscente, più buono dentro.
Quello che apprezziamo dal punto di vista pedagogico è la totale assenza di urgenza. In Pimpa non succede mai niente di grave. Niente cattivi, niente combattimenti, niente personaggi cattivi da sconfiggere. Il "problema" di un episodio può essere "Pimpa vuole capire perché le foglie cadono in autunno" o "Pimpa incontra una pesca che parla". Sono storie che hanno il ritmo della contemplazione, non dell'azione, e questo è raro nel mercato dei cartoni preschool moderni che si battono per non far mai annoiare il bambino.
I difetti vanno detti. Il primo è proprio quello: il ritmo. Per un bambino abituato ai cartoni a cambio scena ogni due secondi, Pimpa può sembrare lento, quasi fermo. Alcuni bambini di quattro anni si annoiano dopo dieci minuti. È una questione di abitudine e di "palato": i bambini che vengono cresciuti con i libri illustrati italiani classici di solito amano Pimpa subito; quelli più stimolati ci mettono tempo. Il secondo è la qualità tecnica dell'animazione, che varia molto tra le stagioni: le prime puntate degli anni Novanta sono fatte con tecniche più povere, mentre le stagioni recenti sono in 2D digitale più fluido. Il terzo è la disponibilità: oltre RaiPlay è difficile trovare Pimpa altrove, e questo è un peccato perché meriterebbe più visibilità.
Lo consigliamo dai due ai sei anni, idealmente la fascia tre-cinque. È perfetto come cartone della sera, perfetto come introduzione gentile all'illustrazione italiana classica, perfetto per i bambini che hanno già conosciuto Pimpa nei libri di Altan e vogliono ritrovarla in tv. Approvato. Una piccola perla italiana che meriterebbe più ascolto, e una conferma che l'animazione italiana, quando è curata, sa essere all'altezza dei migliori esempi internazionali.
Punti di forza
- Stile minimalista Altan riduce stimoli visivi
- Narrazione lentissima rispetta i tempi del bambino
- Storie senza urgenza, contemplative
- Niente cattivi, niente conflitti drammatici
Punti deboli
- Ritmo cosi lento che alcuni bambini stimolati lo trovano noioso
- Animazione tecnica datata nelle prime stagioni
- Formula narrativa molto semplice puo risultare poco coinvolgente
- Difficile trovarlo fuori da RaiPlay